Il contesto delle indagini fiscali su Twitter
Negli ultimi mesi, Twitter, ora conosciuto come X, ha attirato l’attenzione della Guardia di finanza italiana per presunti illeciti fiscali. La verifica fiscale, conclusa nell’aprile 2024, ha rivelato un mancato versamento dell’Iva pari a 12,5 milioni di euro, accumulati fino al 2022. Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di controlli fiscali su grandi aziende tecnologiche, in particolare quelle che operano nel settore dei social media.
Le accuse e le indagini in corso
La Procura di Milano, guidata dal pm Giovanni Polizzi, ha avviato un’indagine per evasione fiscale nei confronti di Twitter International UK. Le accuse si basano su un modello di business che, secondo gli inquirenti, implica una permuta tra beni diversi: gli utenti forniscono i propri dati in cambio di iscrizioni gratuite, un’operazione che dovrebbe essere soggetta a tassazione. Questo approccio è simile a quello già adottato nell’inchiesta su Meta, dove si ipotizza un’omessa dichiarazione dell’Iva per un importo che supera i 877 milioni di euro.
Le implicazioni per il settore tecnologico
Le indagini su Twitter e Meta sollevano interrogativi significativi riguardo alla tassazione delle piattaforme digitali. La questione centrale è se le iscrizioni gratuite debbano essere considerate transazioni commerciali e, di conseguenza, soggette a tassazione. La profilazione degli utenti, che avviene attraverso la raccolta e l’analisi dei dati personali, ha un valore economico che non può essere ignorato. Questo dibattito è cruciale non solo per le aziende coinvolte, ma anche per il futuro della regolamentazione fiscale nel settore tecnologico.